
Lasciare la banchina del porto di Marsiglia è stato, come sempre, doloroso. Dover lasciare la famiglia per me è sempre uno strazio, che ben presto viene sostituito dallo stress della procedura di partenza, ma superate queste fasi critiche si comincia a navigare ed il ritmo del mare ti prende, dettando la sua legge alla quale ci si deve abituare e con la quale si convive per tutta la durata del tragitto. Da subito vento di bolina sui 20 nodi, che poi è sceso a 15, che sono in bell'andare con queste barche, anche l'onda diminuiva ma sapevamo che sarebbe cambiato presto.
E cosi è stato. Dapprima nord est, poi si è stabilizzato un nord ovest che non ci ha più mollato. Un giorno con tre mani e tormentina, fino a 15 nodi di planata. In quei primi giorni , io e Giulio siamo stati male poi, appena ci siamo ripresi, diretti a S.Pietro. Il vento è calato ed il passaggio al cancello è stato un incubo: tre ore di agonia, lottando contro i refoli che arrivavano da tutte le parti e cambiavano ogni minuto. Agganciato il vento, entriamo nel canale di Sicilia, dove subito un ovest-nord-ovest ha cominciato a soffiare sempre più e, montata una grande onda, cominciammo la cavalcata fino a Malta, dove siamo rimasti a galleggiare davanti al porto per un giorno facendo al massimo 0,5 nodi.
Finalmente, con un alito di vento riusciamo ad entrare, non pensando alla classifica, che purtroppo ci ha penalizzato per tutta la regata, in quanto il risultato finale si calcola come somma dei tempi delle singole tappe. Visita a Malta e relax per quattro giorni, poi via diretti a Creta dove il comitato di regata ha deciso di fare scalo, anche se non previsto, perchè la flotta, troppo veloce, sarebbe arrivata ad
Alessandria in anticipo, e non avevamo i permessi della dogana prima di una certa data. 500 miglia di vento a favore molto forte, ci ha permesso di volare a Creta in soli 2 giorni e mezzo. Planate di 2 o 3 minuti a 15 /17 nodi per tutta la durata della tappa, siamo arrivati tutti euforici e gli equipaggi si raccontavano le varie esperienze.
Qualcuno ha rotto, altri intraversati e per fortuna raddrizzati. A noi è andata bene ed alla grande fino all'inizio di Creta, dove il vento ci ha mollati di nuovo ed è cominciata ancora l'atroce agonia del galleggiamento a turacciolo in balia dell'onda morta. Un vento da nord ci spinge 4 ore più tardi nel porto, dove subito abbiamo approfittato del tubo dell'acqua per dare una spruzzata alla barca, a tutti i nostri vestiti ed infine a noi, che eravamo bagnati di sale per tutta la tappa. Quattro giorni di sosta e via, prua verso l'Egitto dove siamo arrivati due giorni e mezzo dopo, per un totale di 450 miglia. Ancora ventone montato nella notte, e con una mano e spi piccolo, planando nuovamente come un sasso lanciato dalla riva; non si finiva mai di planare, che forza questi mini!!!
A circa 60 miglia da Alessandria il vento è diminuito parecchio quindi, tutta randa e spi grande. Alle tre e mezzo del mattino ci ha portato alla meta, dove ci hanno accolto con suoni di trombe e ghirlande
di fiori al collo i signori dello yacht club egiziano. Abbiamo trascorso poi dei piacevoli giorni di relax, visite alle bellezze della città e grandi abbuffate. Costruito l'invaso di legno, abbiamo caricato i grandi mini sul cargo che le riporterà in Europa dopo una fantastica cavalcata verso un mondo tanto diverso dal nostro, affascinante e pieno di storia. In conclusione: bellissima regata, esperienze così ti fanno capire che non si finisce mai di maturare, ma ci sono delle situazioni che ne accelerano il processo, facendo dei protagonisti persone fortunate e uniche. Sportivamente poteva andare meglio, ma sono pienamente soddisfatto di come è andata. Colgo questa occasione per ringraziare tutti, sia gli organizzatori che i compagni di viaggio in questo mese trascorso all'insegna della vita.
Maurizio Vettorato, ITA 623 SPAZIOLIBERO
