
Riportiamo integralmente l'articolo apparso sul sito della class40 italiana in occasione del Salone Nautico di Genova - edizione 2008. L'originale dell'articolo è disponibile al seguente indirizzo:
http://www.class40.it/incontro_salone_08.htm
Giuliano Perego: stufo di ”arrancare” in mare sulle classiche ”case galleggianti”, navigherà col suo Este40 in crociera, con la familgia, concedendosi magari qualche ”lunga” mediterranea.
Andrea Bonini: da anni lavora con un VOR60, proponendo team building e charter sportivo, ora nella sua flotta c’è un Akilaria40, di cui è anche il distributore in Italia.
Maurizio Vettorato e Matteo Miceli: dopo varie esperienze atlantiche su piccole barche (rispettivamente un Mini6,50 e un catamarano sportivo), contano di sfruttare la Class40 per fare affermarsi nella grande vela oceanica.
Giovanni Soldini: mito della vela, scottato dall’esperienza sul trimarano, nella Class40 ha ritrovato il successo e, sopratutto, il piacere di navigare in sicurezza, a costi contenuti.
Queste cinque persone, con esperienze e obiettivi molto diversi, martedì scorso (il 7 ottobre 2008, ndr)si sono trovate al Teatro del Mare, per parlare della Class40 al grande pubblico del Salone di Genova. Un pubblico nel quale, tra armatori incuriositi, accorsi da mezz’Italia, si riconoscono volti noti della vela oceanica, tra questi De Gregorio, Manzoli, D’Alì, Caracci e Pendibene. Il dibattito è guidato da Perego, che illustra brevemente le prerogative della classe, per poi passare la parola agli ospiti.
La discussione si accende, con Soldini che, dall’alto dell’Olimpo della vela, invita a una maggiore partecipazione italiana al circuito oceanico. Stanco di trovarsi sempre solo, tra francesi e inglesi, vede come miglior inizio per il nostro movimento, la partecipazione ai grandi eventi internazionali. Ricorda che parliamo di barche che in oceano danno il meglio, e non possono fermarsi alla Giraglia o Roma x 2. Non si può dargli torto, ma Miceli e Vettorato lo riportano con i piedi per terra, ricordandogli l’impegno economico richiesto da queste partecipazioni e quanto sia difficile trovare sponsor coraggiosi, in Italia. Ma qualcosa sta cambiando, perché sta nascendo un movimento di massa che attirerà molta attenzione. Sempre più velisti si chiedono quanto sia importante quel tavolo in pozzetto, per il quale hanno rinunciato al trasto della randa. Tanti, quest’anno, in un Salone meno noioso del solito, dopo banchine di Jannou, Benettau e Bavaria, hanno spalancato gli occhi davanti a un Este, un Akilaria o un Azurree40.
Nei prossimi anni, i porti saranno impreziositi da vere barche, che in porto ci staranno il meno possibile, e da questo fermento potrà nascere il nuovo Soldini.
L’interesse è confermato da una platea attenta, che segue il dibattito ascoltando le varie opinioni, intervenendo spesso e sorridendo al racconto di Giovanni che, dopo la TJV, ha fatto un mese di vacanza in Brasile, a bordo di Telecom, con bimbi e mamma settantenne.Tra i vari interventi, quello di “Ciccio” Manzoli, che salterebbe subito su un Class40, se solo riuscisse a vendere i suoi tre scafi, e quello di Bert Mauri, che assicura che nel suo cantiere, sulle colline romagnole, si produce un “composito D.O.C.”! Le domande del pubblico, vanno da vaghe informazioni sui prezzi a interessi più precisi, magari su un eventuale stazzamento IRC o sulla rivendibilità di una barca del genere. A questo proposito, ricordo che la classe assicura che il regolamento di stazza sarà immutato almeno per i prossimi 4 anni, ed eventuali modifiche future non saranno certo sostanziali. Chi vuole lanciarsi sull’acquisto può stare tranquillo sulla rivendibilità delle barche. Il numero di imbarcazioni varate cresce esponenzialmente. A 4 anni dalla sua fondazione, la classe conta già un centinaio di barche stazzate (molte più degli Open50 e degli Imoca60 in circolazione), in 16 diverse nazioni, a cui si aggiungono tante unità ad “uso familiare”.Il mercato dell’usato è florido e permette di portare a casa una barca attrezzata al top, reduce da 2 o 3 stagioni di regate, con meno di 200.000€. Fra qualche anno comparirà anche l’usato dei croceristi, che possiamo immaginare meno stressato e meno svalutato. Ma per questo dovremo aspettare un pochino, perché chi ha un Class40, se lo tiene. Lo sviluppo del mercato dell’usato è fondamentale, perché allarga il range di armatori che possono accedere alla classe, garantendone la crescita. Un esempio lampante è quello della Classe Mini, vivacissima quanto eterogenea, in Italia come all’estero, le cui barche vanno da 15.000 a 150.000€.
Non esiste una federazione italiana della Class40, perché la politica di quella internazionale praticamente francese) non prevede un decentramento, con il riconoscimento di organismi nazionali. La voce delle realtà più importanti sarà riportata da un rappresentante, in seno al consiglio internazionale. Da parte della federazione, c’è comunque molto interesse alla situazione italiana, fondamentale per un maggiore sviluppo nel bacino mediterraneo, che interessa anche i tanti armatori della Francia meridionale. Il primo passo sarà l’inserimento, nel calendario 2010, della Roma x 2 e di un'altra regata mediterranea, valide per la ranking list della classe. Intanto già nel 2009 si vedranno raggruppameni di classe nelle regate lunghe “nostrane”